L'OTTAVA MOGLIE DEL LANCIATORE DI COLTELLI QUASI CIECO

L’ottava moglie del lanciatore di coltelli quasi
cieco la sera del debutto era atterrita. Non a causa della scarsa vista del
marito; l’avevano tranquillizzata gli altri colleghi del circo, lui non
sbagliava mai un lancio, se non di proposito.
- Amore, mi puoi dire come sono…, se mi
posso permettere di dire così, morte le tue precedenti sette mogli?, domandò
con un nodo alla gola la donna cannone.
- Mi avevi promesso che non lo avresti mai
chiesto. Era nei patti, rispose l’uomo.
- Amore, lo sai che la curiosità è donna,
aggiunse lei facendosi coraggio.
- Saperlo non ti renderà una donna, e
soprattutto un bersaglio, felice, precisò il lanciatore di coltelli quasi
cieco.
- Allora posso chiederti quando la tua
vista ha iniziato a calare, per quasi scomparire del tutto, domandò con il
cuore in gola la donna cannone.
- Se ti raccontassi questo, risponderei
anche alla domanda precedente, disse il lanciatore di coltelli quasi cieco.
- Allora fallo, non voglio rimanere con
questo dubbio, replicò la donna cannone deglutendo a fatica.
- È quasi ora, tocca a noi. Ti voglio
accontentare, ti dirò che la mia prima moglie, Erminia, un donnone baffuto
attrazione del circo in cui lavoravamo all’epoca, si prestava a turno, insieme
alle altre donne della carovana, a fare da bersaglio; solo che prima dello
spettacolo l’ho trovata a giocare con ben altre lame, meno affilate ma capaci
di arrivare in fondo, non so se mi spiego, nella roulotte del nano. E le ho
piantato un Wild Dart nel cuore.
La donna cannone deglutì.
- E poi?
- Poi, poi… niente, lo spettacolo fu
interrotto. La polizia m’interrogò. Fui condannato a pochi mesi e uscii quasi
subito per buona condotta. In fondo si trattava di incerti del mestiere…
- E la cecità?, riprese la donna cannone.
- La cecità apparve subito. Appena il
coltello le spaccò il cuore. Pensai fosse colpa della tensione, della troppa
adrenalina o della paura di non averla centrata bene e averla fatta soffrire.
Persi un paio di decimi. Appena uscito dalla prigione ripresi a tirare con un
altro circo. Trovai una contorsionista di nome Fernanda e la sposai anche. Era
brava, solo che non stava ferma un solo secondo e dovetti far appello a tutte
le mie astuzie la sera che le centrai gli arti superiori, prima quello destro,
con il coltello con cui avevo ucciso Erminia e poi subito dopo l’altro, con un Muela
da trentuno centimetri. Morì dissanguata tra le braccia del domatore di leoni
prima dell’arrivo dei soccorsi. Anche quella volta me la cavai abbastanza
facilmente. In fondo non avevo una vista perfetta e ne tennero conto, anche se
mi obbligarono a star lontano dal circo. Persi ancora un po’ della mia vista e
cambiai di nuovo paese.
- Amore, e poi?, disse la donna questa
volta più eccitata che impaurita.
- Hanno annunciato il nostro numero, dai
entriamo. Accompagnami, poi fai un bell’inchino e piazzati alla tavola. Non ti
preoccupare piccioncino, tu non hai nulla da temere, tu sei un angelo.
L’importante è che non ti muova. Al resto penserò io. E tra un lancio e un
altro, se vuoi, posso continuare.
- Oh sì, mi piace!, disse la donna cannone
aggiustandosi i capelli.
Mentre percorrevano il tunnel che li avrebbe
portati alla ribalta, la donna cannone e il lanciatore di coltelli quasi cieco
si tenevano per mano. L’una per guidare l’altro, l’altro per infondere coraggio
all’una.
Il pubblico iniziò a ridere e sghignazzare alla
vista di un cieco con il bastone bianco condotto al tavolino dei coltelli da
una donna vestita con una tuta dai colori e disegni che richiamavano la
bandiera americana. Tutti tacquero di colpo ai primi rulli di tamburo, le luci
si attenuarono e l’occhio di bue fece risaltare solo l’enormità della donna.
Il primo coltello s’incastrò nella tavola vicino
l’orecchio sinistro della donna cannone.
- E la terza, Giovanna, una trapezista
tutto pepe, la inchiodai alla tavola - proseguì il lanciatore di coltelli quasi
cieco - per quel suo vizio di attaccarsi a ogni trapezio disponibile.
Il secondo coltello andò dalla parte opposta,
abbastanza vicino al collo della donna cannone, tanto da farle emettere un
gridolino nervoso.
- Alla cavallerizza divisi in due la testa
con una scure da lancio. A lei piaceva cavalcare ogni cosa e questo aveva
iniziato a darmi un po’ fastidio.
Il terzo coltello produsse un rumore attenuato.
- E poi venne la giocoliera, con una gran
capacità di lanciare e riprendere le sfere nei modi più insoliti. Solo che
spesso erano ancora attaccate ai loro proprietari. Le feci perdere il
vizietto con un Santafé Fusion. Me la cavai di nuovo, spostandomi in
continuazione nessun giudice conosceva bene i miei precedenti. Però a ogni
centro la mia vista continuava a peggiorare.
I successivi coltelli, tra una funambolista che
passava da una roulotte e l’altra passeggiando in equilibrio sui tetti, una
mangiatrice di fuoco dalla bocca d’amianto e un’incantatrice di serpenti più
avvezza a farsi incantare, arrivarono a ritmo regolare lasciando sempre più
ammutoliti gli spettatori.
Dopo aver lanciato l’ultimo coltello, il
lanciatore di coltelli quasi cieco si rivolse alla donna cannone.
- Ora che sai tutto sei più contenta? Perché
questi maledetti non applaudono, non gli è piaciuto lo spettacolo? Dove sei?
Oddio ci vedo.
Non pensando più alla donna cannone, il
lanciatore di coltelli quasi cieco si guardò intorno, incredulo che dopo tutti
quegli anni di buio potesse finalmente rivedere i colori più tenui e più forti,
le forme dimenticate e i visi delle persone. Lesse lo stupore sulle bocche a
forma di O degli spettatori al centro di mille teste rivolte verso l’alto.
Teste che rapidamente e simultaneamente si spostano di qua e di là, a seguire
uno strano e sgonfio palloncino a righe rosse e blu pieno di stelline bianche
che fluttuava nell’aria, tra le lacrime dei clown, del forzuto sollevatore di
pesi, del direttore del circo, degli addetti alle pulizie e i lamenti di tutto
il serraglio.
STHEPEZZ @Conte27513375
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