Passa ai contenuti principali

HO ROTTO VETRI




Ho rotto vetri


Mi son tagliato, sangue non ne è uscito,

Me l’hai fuoriuscito tutto tu, a morsi, baci, succhiandomi, bevendomi, 
Blandendomi e prosciugando linfa, nutrimento, forza, e ispirazione,
Ogni liquido, anche quelli dell’esistenza.

Son fuggito, barcollante, addentrandomi nel giardino della vita,
La vostra, ch’io non la (ri)conoscevo - la mia, anche quella.
Lasciandomi alle spalle la lordura di quei luoghi clinici e osceni,
Dove s’eri pazzo ammattivi e s’eri sano saresti divenuto dissennato.

Dove il bianco era affine a sporcizia
E quella accumulata in un angolo la salvezza.
Mucchi di sozzura nascondevano tesori,
Dimenticati e raccolti, ai quali demmo nuova vita.

Ora che son lontano vedo ancora vetri rotti.
Vedo ombre dietro le finestre; siam noi che siamo fuggiti
Lasciando il meglio e il peggio là dentro,
Lasciando noi vagare come fantasmi.

Vorrei essere qui e lì, contemporaneamente,
Per esser pieno e non monco.
Vorrei non esser qui né lì,
Vorrei non essere.

STHEP

[Foto di Simone Lezzi©, Manicomio abbandonato]



Commenti

Posta un commento

Post popolari in questo blog

  25 Aprile Sarà stato l’agosto (di questo sono sicuro, mio padre prendeva le ferie sempre in quel mese) del 1975 o 1976. Eravamo a Macerata, a casa di un cugino di mio padre, quasi un fratello, considerato che lui e i suoi due fratellini più piccoli andarono a vivere con i miei nonni, dopo che rimasero prematuramente orfani. Mio nonno diceva sempre: dove si mangia in dieci (8 figli più i genitori) si mangia in tredici. Eravamo seduti al tavolo da pranzo, mia zia andava avanti e indietro nervosamente, portava cose da mangiare, sparecchiava, riportava altro. Mio padre era nervoso, “Dici che viene?”. “Certo.” rispondeva mio zio. Ogni dubbio venne fugato e ogni certezza rafforzata dal suono del campanello. Sentii mia zia urlare di gioia, mio padre si alzò dalla sedia molto emozionato, si toccò i capelli, e rimase in piedi ad attendere l’ingresso dell’ospite. Era basso e un po’ grassoccio, un viso solcato da rughe scurite dal sole. Rapidamente abbracciò mio zio, che aveva già...
L'OTTAVA MOGLIE DEL LANCIATORE DI COLTELLI QUASI CIECO L’ottava moglie del lanciatore di coltelli quasi cieco la sera del debutto era atterrita. Non a causa della scarsa vista del marito; l’avevano tranquillizzata gli altri colleghi del circo, lui non sbagliava mai un lancio, se non di proposito. -  Amore, mi puoi dire come sono…, se mi posso permettere di dire così, morte le tue precedenti sette mogli?, domandò con un nodo alla gola la donna cannone. -  Mi avevi promesso che non lo avresti mai chiesto. Era nei patti, rispose l’uomo. -  Amore, lo sai che la curiosità è donna, aggiunse lei facendosi coraggio. -  Saperlo non ti renderà una donna, e soprattutto un bersaglio, felice, precisò il lanciatore di coltelli quasi cieco. -  Allora posso chiederti quando la tua vista ha iniziato a calare, per quasi scomparire del tutto, domandò con il cuore in gola la donna cannone. -  Se ti raccontassi questo, risponderei anche alla domanda precedent...

UNA STORIA D'AMORE PICCOLA PICCOLA

UNA STORIA D'AMORE PICCOLA PICCOLA Lei aveva occhi sognanti Lui le prese la mano Lei sorrise Lui la guardò, arrossendo Lei gli fece una smorfia Lui rise Lei gli chiese se l’amasse Lui rispose certo e per sempre Lei disse ma quel per sempre è fino a quando? Lui rispose almeno fino all’inizio della scuola Lei e lui raggiunsero gli altri Erano invincibilmente innamorati Sthep