Passa ai contenuti principali

SIGNOR GIUDICE




SIGNOR GIUDICE, NON MI GIUDICHI



Signor giudice, non mi giudichi.
No, non intendevo dire che lei non debba fare il suo lavoro.
Ascolti, a volte le cose non sono come appaiono.
Sì, è vero, l’ho ucciso, non negherò, mai mi pentirò d’averlo fatto.
L’ho amato, l’ho amato da morire; però per morire intendevo d’amore.
E invece è morto lui, anzi, l’ho ucciso, con queste mani.
Queste mani che lo hanno curato, accudito, accarezzato ed eccitato.
Le stesse mani lo hanno trafitto.

Signor giudice, non mi giudichi.
No, non è per i continui tradimenti, in fondo neanche io sono stata una santa.
Non ce lo eravamo mai detto, ma ognuno poteva prendersi lo spazio che voleva.
Tanto poi saremmo tornati sempre nelle braccia dell’altro.
Amandoci e perdonandoci, tra un amplesso e l’altro.
Guardandoci durante la preparazione della colazione. 
Quello era il nostro modo di volerci bene, ripetere i gesti quotidiani.
Sempre con la stessa cura e attenzione come li eseguimmo la prima volta.

Signor giudice, non mi giudichi.
No, non è stato perché lei ci ha separati, ha fatto bene.
Ho commesso dei reati, era giusto starmene in prigione.
Solo che lui in tutto questo tempo ha dimenticato, non me.
Ha dimenticato come prendersi cura di me.
E come quei gesti semplici rendessero il nostro amore certo.
Non era mai successo che facesse carbonizzare le fette di pane.
E che dimenticasse di farmi trovare il burro.

Signor giudice, non mi giudichi.
Mi condanni.


STHEPEZZ

Commenti

Post popolari in questo blog

  25 Aprile Sarà stato l’agosto (di questo sono sicuro, mio padre prendeva le ferie sempre in quel mese) del 1975 o 1976. Eravamo a Macerata, a casa di un cugino di mio padre, quasi un fratello, considerato che lui e i suoi due fratellini più piccoli andarono a vivere con i miei nonni, dopo che rimasero prematuramente orfani. Mio nonno diceva sempre: dove si mangia in dieci (8 figli più i genitori) si mangia in tredici. Eravamo seduti al tavolo da pranzo, mia zia andava avanti e indietro nervosamente, portava cose da mangiare, sparecchiava, riportava altro. Mio padre era nervoso, “Dici che viene?”. “Certo.” rispondeva mio zio. Ogni dubbio venne fugato e ogni certezza rafforzata dal suono del campanello. Sentii mia zia urlare di gioia, mio padre si alzò dalla sedia molto emozionato, si toccò i capelli, e rimase in piedi ad attendere l’ingresso dell’ospite. Era basso e un po’ grassoccio, un viso solcato da rughe scurite dal sole. Rapidamente abbracciò mio zio, che aveva già...
L'OTTAVA MOGLIE DEL LANCIATORE DI COLTELLI QUASI CIECO L’ottava moglie del lanciatore di coltelli quasi cieco la sera del debutto era atterrita. Non a causa della scarsa vista del marito; l’avevano tranquillizzata gli altri colleghi del circo, lui non sbagliava mai un lancio, se non di proposito. -  Amore, mi puoi dire come sono…, se mi posso permettere di dire così, morte le tue precedenti sette mogli?, domandò con un nodo alla gola la donna cannone. -  Mi avevi promesso che non lo avresti mai chiesto. Era nei patti, rispose l’uomo. -  Amore, lo sai che la curiosità è donna, aggiunse lei facendosi coraggio. -  Saperlo non ti renderà una donna, e soprattutto un bersaglio, felice, precisò il lanciatore di coltelli quasi cieco. -  Allora posso chiederti quando la tua vista ha iniziato a calare, per quasi scomparire del tutto, domandò con il cuore in gola la donna cannone. -  Se ti raccontassi questo, risponderei anche alla domanda precedent...

UNA STORIA D'AMORE PICCOLA PICCOLA

UNA STORIA D'AMORE PICCOLA PICCOLA Lei aveva occhi sognanti Lui le prese la mano Lei sorrise Lui la guardò, arrossendo Lei gli fece una smorfia Lui rise Lei gli chiese se l’amasse Lui rispose certo e per sempre Lei disse ma quel per sempre è fino a quando? Lui rispose almeno fino all’inizio della scuola Lei e lui raggiunsero gli altri Erano invincibilmente innamorati Sthep