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WONDER WOMAN INNAMORATA




  • Le assicuro, non mi era mai successo, disse agitata Wonder Woman.
  • Lo so, capisco, sono cose che avvengono improvvisamente e quando meno lo aspetti. È sufficiente essere giù di corda, il bioritmo in fase discendente o le difese immunitarie basse…, cercò di calmarla l’uomo, mentre era intento a pulire le lenti degli occhiali con un fazzolettino di carta.
Wonder Woman esitava, sbuffava, non riusciva a darsi pace.
  • Le pare che una cosa del genere possa capitare proprio a me?
L’uomo scosse la testa, guardò le piantine grasse che aveva sulla scrivania, convincendosi che fosse ora di bagnarle; l’acqua è vita, quella pazza vestita come a Carnevale aveva interrotto i suoi esercizi yoga, presentarsi così, senza appuntamento, cosa aveva studiato a fare per essere trattato come un bottegaio qualsiasi?
  • Ragazza mia, tu sei in fondo come tutti gli altri. Non sei nata dentro quel costume, e scusa se te lo dico, abbastanza ridicolo, quel diadema, quei bracciali e quelle coppe metalliche al seno sono assurde, per non parlare della mutandina. Gli stivali mi piacciono, anche se il tacco mi sembra un po’ troppo alto, non prendi mai storte?
  • Ma che dice, che fa, divaga invece di aiutarmi?, lo freddò Wonder Woman.
  • Hai ragione, dicevamo che sei come tutti gli altri, nonostante i tuoi poteri, nonostante tutto quel che fai è sicuramente perfetto, nonostante tu parli poco e agisci molto, ma so che non hai perduto il lato umano, inteso come difetti, incertezze ed emozioni. Sì, certe cose possono capitare anche a te!
  • Ma quali poteri e poteri, singhiozzò Wonder Woman. 
L’uomo la fissò e scrollò il capo, come a dire che anche i Supereroi hanno lati ancora allo stato primordiale, debolezze, insicurezze e per loro è più difficile mostrarle più che per qualunque altro essere umano. Ma ci farai l’abitudine - pensò -, come tutti.
  • Credimi, è già successo a Capitan America, Flash, Batman e Robin. Per non parlare degli altri. Pensa, persino Mandrake. Ma quelli erano altri tempi, certe cose non si potevano neanche farle notare, specialmente se il lato non era quello giusto…, ci siamo capiti.
  • Il mio di lato non è proprio quello giusto, e non poteva succedermi in un momento peggiore, peraltro, stasera l’Accademy farà uscire la cinquina dei candidati al Premio Supereroe dell’anno. Sono certa di esserci, stavo andando alla cerimonia, sbuffò Wonder Woman.
  • Tranquilla; è appena andata via Cat Woman. Aveva un problema simile anche lei e lo abbiamo risolto, o meglio lo stiamo risolvendo.
  • Cat Woman, anche lei? Stasera la troverò là, spero in un angolo e senza il coraggio di farsi vedere, disse Wonder Woman.
  • Addirittura non farsi vedere, mi sembra troppo, non sarà in piena forma ma…
  • Se la conosco un poco si nasconderà, non è sua abitudine mostrarsi nuda in pubblico.
  • Nuda, che parola grossa, un piccolo problema e già tiriamo le conclusioni, non mi sembra il caso di drammatizzare.
  • La conosco, non è una alla quale piace farsi vedere troppo scoperta, aggiunse Wonder Woman.
  • Sono certo che non si troverà a disagio.
  • Basta parlare di lei, dottore, ora deve occuparsi di me. Riuscirà a sistemarmi?
  • E perché non dovrei, è il mio mestiere, stai serena, non è una cosa grave! Anzi, questo ti avvicina molto di più agli esseri umani, quelli normali, quelli senza alcun potere speciale.
Wonder Woman era perplessa, scossa, si guardò le mani, si ravvivò i capelli, che diavolo vuol dire questo qui, non si è reso conto di quanto sia grave quel che mi è successo? Non mi ha vista entrare con gli occhi di fuori, preoccupata che qualcuno potesse vedermi in questo stato?
  • Ma che c’entra questo, un piccolo difetto non mi toglie la forza e le capacità, posso continuare a occuparmi dei problemi del mondo, capire la gente, combattere per loro, posso farlo anche così, ma questo incidente mi toglie credibilità.
  • Forse, ma quando capitano certe cose non si è più tanto lucidi, si agisce come telecomandati, si ha solo quello in testa e tutte le azioni sono conseguenza del disagio di non essere più perfetti come prima, sebbene io e te abbiamo un concetto ben diverso della perfezione. Per te, può significare essere tutta di un pezzo, nessuna sbavatura, nessun difetto, tutto sotto controllo. Per me significa il contrario, avere difetti, tanti, godere delle difficoltà, avere percezioni mai possedute prima, anche quelle più imbarazzanti, concluse pontificando.
  • Più imbarazzante di questo credo non esista nulla, e poi mi è capitato in una situazione assurda, non mentre cercavo di salvare il mondo dall’ennesima catastrofe superando con la mia velocità quella di ogni altro essere o cosa. Non mentre afferravo una freccia a mezz'aria o intercettavo un proiettile, bensì mentre stavo chiudendo la porta di casa e raccogliendo da terra il sacchetto della spazzatura.
  • Ragazza mia, dovresti salvare prima te, e poi salvare il mondo. È facile deviare una meteora, salvare un pullman di turisti in bilico su di un precipizio, scongiurare una guerra nucleare. Non serve a nulla se poi ti è impossibile sottrarti alle eruzioni che hai dentro.
  • Non esageriamo, è successo sì, a volte, ma non per quel motivo - precisò perplessa Wonder Woman pensando dove volesse andare a finire quell’uomo con quel discorso; in fondo, pensandoci bene non era successo nulla di così grave da non potersi sottrarre a quella sorta di seduta di psicanalisi.
  • Se non ti vuoi aiutare da sola, io non posso far nulla per te. Pensaci e quando sarai pronta ritorna, altrimenti continua ad andare in giro così, disse lo specialista alzandosi e indicando l’uscita.
  • Pensavo che potesse aiutarmi subito, salutò Wonder Woman quasi spinta fuori dallo studio.
  • Pensavi, pensavi, smetti di farlo e starai meglio, si sentì provenire da dietro la porta.
Wonder Woman si guardò attorno con aria sconcertata, e accertatasi che non la vedesse nessuno tirò fuori gli occhiali dallo stivaletto. Si avvicinò alla targhetta di ottone collocata nella parete e lesse ad alta voce: Dottore Clark Kent Psicoterapeuta Specializzato in Affari di Cuore.
Si tolse di scatto gli occhialini con le stanghette colorate e intonate al costume.
  • Cazzo, mi ostino sempre a non mettere questi benedetti occhialini. Chissà a che piano sarà la sarta, disse guardandosi per l’ennesima volta in quella giornata lo spacco sul retro dei pantaloncini che lasciava intravedere le mutandine di pizzo nere che le coprivano metà gluteo ben tornito da ore e ore di palestra e da cibi sani. Infilò la mano nello spacco, si accarezzò fino a metà della coscia, la ceretta aveva dato buoni risultati, non c’erano dubbi, pensò.
Iniziò a scendere le scale, la trovo si disse, certo che la trovo, altrimenti vado così alla cerimonia. Se non si preoccupa quell’attricetta da quattro soldi che impersona Cat Woman, perché dovrei farlo io, in fondo il mio culetto non è uno spettacolo malvagio.


STHEPEZZ

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