LEGGERE È PERFINO PERICOLOSO...
La porta di metallo scrostata, la vernice era tra il
rosso e il marrone, nessuna maniglia o fessura per la chiave. Nessun campanello
accanto, né citofoni o telecamere.
Aveva ancora qualche dubbio, l’amico che lo aveva indirizzato
ne aveva parlato come di un paradiso, ma visto da fuori l’edificio non sembrava
potesse mantenere le promesse. Comunque Pietro non era uno che raccontava
bugie, quindi, dietro quella porta doveva esserci se non il paradiso almeno un
giardino dove cogliere fiori.
Bussò, incerto ancora se immergersi in quel mondo di
libri e tette, come glielo aveva descritto, o tornare indietro. Le nocche non
avevano prodotto che un leggero rumore sul metallo, eppure la porta iniziò ad
aprirsi.
Di fronte vide un corridoio buio, la strada era
indicata da una riga fluorescente, come quelle che negli aerei portano verso le
uscite di sicurezza, a un certo punto spariva, c’era un angolo. Girò e si trovò
di fronte un’altra porta, verde, così gli sembrò al buio attenuato un poco
dalla flebile luce posta sopra a una piccola telecamera.
La porta si aprì, un gigante vestito di nero gli
sorrise.
- Benvenuto
signore.
- Io
sono…
- Lo
sappiamo chi è, il suo amico ha preannunciato la sua visita. Le parte
burocratica la vediamo dopo, si goda il nostro servizio.
Il locale era grande, un’immensa biblioteca copriva
tutte le pareti, migliaia e migliaia di volumi, alcuni tomi antichi erano
racchiusi, protetti da una piccola grata, l’odore della carta era frammisto a
quello dei cocktail che avvenenti ragazze e stupendi barman servivano dal
bancone tondo al centro dell’enorme stanza.
Una ragazza altissima, un metro e novanta circa con
tacchi medi, si avvicinò; tailleur scuro, camicetta bianca e occhiali con
montatura di foggia antica e lenti rettangolari che mettevano in evidenza occhi
celestialmente e spaventosamente belli. Una massa di capelli ricci, un
cespuglio, tra il castano chiaro e il biondo, con sfumature rosse. E una bocca
rosso fuoco, disegnata dal più bravo dei pittori che aveva voluto lasciare la
sua firma disegnando un neo meraviglioso sopra il labbro dal lato destro.
Credeva di esserne già innamorato.
- Il
signore desidera bere qualcosa, vuol scegliere il libro ora, vuole
consultare il catalogo o guardarsi intorno? Può fare quel che desidera,
con calma.
- Mi
prenderei qualcosa da bere.
- Le
posso consigliare un Due amanti o un De Sade.
Andò al bancone e ordinò un De Sade, la
barwoman con un petto perfetto lo guardò perplessa. Poi si girò e mostrò il
sedere e il sesso mentre si chinava per prendere il ghiaccio nel frigorifero
alle sue spalle. Sia le donne che gli uomini che servivano i numerosi clienti
seduti intorno al bancone erano completamente nudi, avevano solo un grembiulino
legato in vita.
Sorseggiò il suo drink scambiando sorrisi con gli
altri clienti, molte erano donne, ma non poteva essere altrimenti con quei
maschi perfetti che preparavano da bere con una maestria particolare.
La ragazza tornò, aveva in mano molti dépliant, li
poggiò al suo fianco.
- Vuole
che l’annoi con i servizi che offriamo o già ne è al corrente?
- Grazie,
ho le idee chiare.
- Bene,
anche sul volume da leggere?
- Sì,
vorrei la prima edizione della Piratessa dei Caraibi di Van Groot;
- Accidenti,
ha scelto una cosa da intenditori, molti ne ignorano l’esistenza, invece è
una delle cose a più alto tasso erotico. Lo conosceva?
- Ne
avevo sentito parlare, ma non sono mai riuscito a trovare che qualche
brano di seconda mano, secondo me rimaneggiato.
- È vero,
esistono versioni successive, riviste e censurate, è un libro molto forte.
- Pensa
sia possibile averlo?
- Certo,
non lo sceglie mai nessuno, sappia però che non può maneggiarlo e lo farà
una delle nostre signorine o un ragazzo, a seconda dei suoi gusti?
- Lo so.
- Sa che
le costerà molto? Moltissimo!
- So
anche questo.
- Bene,
se ha scelto, l’accompagno.
- Un
momento.
- Mi
dica!
- Io
voglio lei.
- Me? Io
dirigo, non faccio la lettrice.
- Ma io
voglio assolutamente lei.
- Non so,
io lo faccio raramente, in occasioni speciali…
- Più
speciale di un nuovo cliente?
- Vedo
quel che posso fare, altrimenti si deve accontentare di una delle nostre
splendide lettrici.
- Se
proprio non sarà possibile mi accontenterò, ma sono certo che lei riuscirà
a liberarsi.
Gli fece strada verso un corridoio posto a fianco
della scrivania dove lei dirigeva le operazioni. Il corridoio era buio, al
termine si diramavano altri due costellati di porte rosse, lei spalancò la
numero 17. Una stanza molto grande, con un divano e un letto. Una scrivania
lungo la parete, addossata a quest’ultima troneggiava uno schermo enorme che
trasmetteva musica.
- Arriviamo
subito.
Si guardò intorno, tutto troppo perfetto in quella
stanza, quasi asettico, un senso di disagio lo assalì.
Il televisore cambiò canale improvvisamente, passando
ad una serie di litografie color seppia, le mise a fuoco e capì che erano scene
di pirati. Sul ponte donne succinte legate all’albero o sul trampolino pronte
per essere spinte nell’acqua, pirati che si sodomizzavano, il comandante che
frustava uomini e donne. Poi passarono altre immagini, queste all’interno, sempre
splendidamente disegnate e colorate. Si svolgevano nella cabina del comandante,
presso o sopra la scrivania, sul letto, una quantità di gente, in altre
immagini solo due. Si concentrò, c’era qualcosa che non capiva, qualcosa che il
suo cervello aveva percepito ma non spiegato.
Il comandante era una donna. Il fazzoletto sulla testa
e il grande cappello piumato, nascondevano i capelli, ma il viso e i seni
malamente celati tradivano il genere. Le stampe passavano, lei era con uomini,
donne, uno o una, molti, indifferentemente, senza alcun problema, seminudi,
spogliati, vestiti, in piedi, appoggiati al letto, in terra, ovunque…
La porta si aprì, lui si voltò.
Era lei, non ne fu sorpreso.
- Bene…
- Altre
ragazze non erano disponibili ora, non volevo farla attendere troppo.
- Questo
è un bel regalo.
La ragazza era vestita da piratessa, un fazzoletto le
nascondeva la massa di capelli ricci vista poco prima, una benda le copriva
l’occhio destro, uno delle due meraviglie che lo avevano emozionato prima.
La donna si sedette sulla sedia che accostò al letto,
facendo cenno all’uomo di sdraiarsi. Poi estrasse dal cellophane il libro, solo
dopo essersi infilata dei guanti bianchi di filo. Aprì e cercò una pagina
precisa, come se sapesse quali fossero le preferenze dell’uomo.
Lui era immobilizzato, guardava il volume e la donna,
ripetutamente e alternativamente, e quel neo sopra il labbro, immaginava quelle
labbra dischiudersi prima di mordere una fragola, no, altro non pensò, gli
sembrò perfino troppo. Ma forse conoscere da vicino quelle labbra non sarebbe
stato male.
E da dietro mi prendi/con violenza, con ardore, con
passione,/e mi soggioghi al tuo volere, padrone mio.
Io schiavo di te/tu mia padrona, tu detentrice del
sacro fuoco/io povero animale che desia/solo riempire la tua grotta.
Riempimi Omo, dimostrasti d’esserlo/con il tuo
uccellone alato e potente/che si libra in cielo, esplora e poi si riposa nella
mie viscere.
O dolce Donna che dispensi piaceri/quale maggiore di
farmi riposare nella tua casa/dopo lungo cammino, stanco e svenuto?
Riposa bene viaggiatore/riposa nella mia tana/ma non
dimenticare di pagare dazio/lavandomela prima e dopo con ardimentosi baci.
La lingua mia possa cadermi/se non adempirò al dovere
per tanta ospitalità/ne sarai soddisfatta/e piena.
Il membro dell’uomo si era fatto d’acciaio, quei versi
l’avevano eccitato, tanto più che non poteva smettere di guardare i seni di
lei, a malapena nascosti dalla bandoliera che portava di traverso al petto.
Aveva un costume adamitico, una cintura con una pistola da pirati e un
coltello.
Mentre lei leggeva, a stento lui aveva respinto l’idea
di toccarsi, sebbene solo da sopra, ma aveva bisogno di sistemarselo, prima che
gli spuntasse fuori dal jeans. Lei lo aveva capito, allora continuando a tenere
il volume con una mano e a leggerlo, con l’altra glielo sfiorò. Lui le
trattenne la mano sopra, lei alzò gli occhi per un solo istante e sorrise.
- Vorrei…
- Non si
può, io non faccio queste cose, se vuole le mando una ragazza appena
libera.
- Io
voglio lei, solo lei.
- Non è possibile.
- Faccia
un miracolo, non importa quanto mi costerà…
- Le
costerebbe caro.
- Non
importa, voglio lei…
- Io non
faccio questo, ma sì, per questa volta…
- Dio la
ringrazi.
- Le
costerà caro, un occhio della testa.
- Non
importa, il piacere e il suo ricordo ripagherà tutto.
- Com’è
romantico…
La donna poggiò il volume, spostò la sedia,
s’inginocchiò di fronte all’uomo, iniziò ad aprire la cintura, abbassò la zip,
calò un poco i jeans e la biancheria. Lei lo prese tra le mani, lo massaggiò
denudandolo, poi si avvicinò con le labbra, lui stava per morire, era immobile,
gli occhi di fuori, il cuore a mille, lo prese in bocca.
Lui le spinse la testa, lei si scosse, come a dire,
faccio io. Iniziò a leccarlo, lungo tutta la parte inferiore, poi sopra, fino
alla cappella che circumnavigò. All’improvviso si rizzò in piedi, salì sul
letto, lo cavalcò, lui stava per morire dal piacere, lei con movimenti lenti e
sapienti lo stava portando all’orgasmo.
- Mi fai
morire, disse lui.
- Morire
no, ti farò godere e ti farò molto male.
- Fammi
male…
Lei iniziò a muoversi sempre più veloce, lui stava per
venire, lei lo capì dagli occhi che erano quasi ruotati all’indietro.
Lui gemeva, mugolava, lei lo guardava dimenarsi per
cercare di resistere il più possibile, combattendo contro la volontà di resistere.
- Ora ti
faccio godere e soffrire.
Lo disse nell’attimo in cui lui venne, nello stesso
attimo in cui estrasse un pugnale e lo poggiò vicino l’orbita
destra dell’uomo.
- Te lo avevo detto che ti sarebbe costato un occhio!
STHEPEZZ

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