DOVE FINISCONO LE PAROLE PERDUTE
Sia chiaro, questa non è una lezione
d’informatica, io non ci capisco nulla, a malapena riesco ad accendere un PC,
figurati se posso insegnare qualcosa che il buon Aranzulla non abbia già detto.
Volevo mettervi a parte, però, di una cosa
che ho scoperto (anche se molti sapranno): quello che noi cancelliamo dal
computer finisce nel cestino, è vero, ma anche quando svuotiamo quest’ultimo ne
rimane traccia nell’hard disk; con semplici programmi un malintenzionato
potrebbe far riemergere quello che abbiamo gettato via o pensato di nascondere.
Quindi occhio!
Esistono programmi per sovrascrivere e
rendere illeggibile il documento, nessuno potrà mai più leggere quel brano che
le avete dedicato e mai spedito, quella foto fatta insieme al mare che avete
cancellato per paura che vostra moglie…, cose così.
Ma non è di questo che volevo parlarvi.
In realtà ho sempre immaginato una fine
più romantica per le parole che scriviamo e poi eliminiamo. So che da qualche
parte c’è una porta segreta, neanche i costruttori di PC e di software la
conoscono, una porta dove i nostri “ti amo”, “ti desidero”, “ti voglio” fuggono
e trovano la loro libertà.
Per finire in un giardino segreto (è una
caverna, ma quest’immagine va per la maggiore) dove degli gnomi capeggiati da burberi linguisti poliglotti sovrintende alle operazioni di classificazione
delle parole per idioma e argomento.
Lì sotto giacciono miliardi di parole, originali
o copiate, parole d’amore, testi di autori famosi citati (sempre a sproposito),
documenti tecnici, parole filosofiche e volgari, i verbi e gli aggettivi
comuni, le parole d’odio e le parolacce, in un insieme paludoso e inerme.
Nei casi problematici, quando i poveri
lavoratori non sanno come classificarle, infilandole nel buco giusto (finiscono
in un deposito sotterraneo, uno per argomento), chiedono al capoturno, se lui
non lo sa chiedono al caporeparto e così fino all’ordine più alto rappresentato
dagli esperti, una specie di Accademia della Crusca, che siede permanentemente
attorno ad un tavolo per dirimere i casi particolari.
Ma il compito di questi esperti è
principalmente un altro, scelgono con cura i riassunti, i pezzi, gli argomenti
da rimandare indietro.
Direte cooosa?
Eh sì, ho sempre sperato in ciò e ora ne
ho la prova, che l’illuminazione altro non è che il lavoro sotterraneo di
questi laboriosi gnomi della scrittura. Loro decidono, i criteri non ci sono
noti, a chi e quando rimandare le cose che loro artigianalmente confezionano,
con grande perizia.
L’ho capito una volta che non ero
ispirato, che pestavo i tasti per scrivere un pezzo, ma dopo poche righe già
vaneggiavo, avevo perduto il filo, parlavo d’altro, dicevo volgarità, pregavo
la mia Musa (non che l’abbia ma sognavo esistesse) di mandarmi il brano
completo.
All’improvviso l’antivirus mi ha segnalato
un accesso sconosciuto, mi ha detto di non riuscire a bloccarlo, consigliava lo
spegnimento del computer, io non sapevo cosa fare; mentre ci pensavo lo schermo
diventava nero, poi di nuovo il foglio m’apparve, accidenti, il pezzo era lì,
pronto perfetto, proprio come volevo io, come lo desideravo, come l’avrei
realizzato se avessi avuto l’ispirazione.
Un pezzo sull’Amore, una lettera
all’Amata, ve ne riporto l’incipit, perché ho intenzione di pubblicarlo per
intero prossimamente su questo blog, non voglio rovinarvi la sorpresa.
Cara, vi scrivo a voi, in modo da sapere è
il momento per questo articolo. Come sapete, io, sai, quanto ami. Creazione
automatica di riferimenti incrociati, Abbiamo passato una mozione si sta come
d'autunno, e non dimenticate il primo e l'ultimo bacio, non conseguo più dormir
al dì di festa, il petto e il crine, e piovigginando sale,
e sotto il maestrale il nostro amor che
van da San Guido in duplice filar, io t’amo e ho scritto t’amo sulla scabbia.
Sei chiara come un’alba, sei fresca come
l’aria, La luminanza è l’unica grandezza foto - metrica percepita dagli occhi
prima ch’io mi svegli, tu sei già con me…
A breve pubblicherò il pezzo intero, lo
dico ora e lo ripeterò sempre, non è merito mio, solo degli gnomi della
scrittura che hanno voluto premiarmi per il mio impegno e dedizione alla
scrittura.
P.S.: scriverò loro protestando per quel
refuso (scabbia/sabbia), sperando che non puniscano troppo duramente il
colpevole.

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