TAROCCHI, VITA E MORTE
In genere non amo scrivere di cose vere, a volte nei miei racconti inserisco episodi o piccoli accadimenti reali ma la struttura è sempre di pura fantasia.
Sono decenni che ho in testa un racconto basato sui Tarocchi.
Me ne innamorai (non sono un esperto, lo dico subito) durante l’ultimo anno di liceo. Ero uno dei redattori dell’annuario della scuola, scrivevamo articoli, correggevamo bozze, sollecitavamo i contributi da parte di altri.
Il mio professore di inglese era anche pittore, amava la magia, i misteri e l’occulto. Aveva dipinto dei quadri con la sua personale interpretazione dei Tarocchi, e alcune foto (a dire il vero un poco inquietanti) e un bell’articolo finirono nell’annuario.
Me ne innamorai (non sono un esperto, lo dico subito) durante l’ultimo anno di liceo. Ero uno dei redattori dell’annuario della scuola, scrivevamo articoli, correggevamo bozze, sollecitavamo i contributi da parte di altri.
Il mio professore di inglese era anche pittore, amava la magia, i misteri e l’occulto. Aveva dipinto dei quadri con la sua personale interpretazione dei Tarocchi, e alcune foto (a dire il vero un poco inquietanti) e un bell’articolo finirono nell’annuario.
M’incuriosii, comprai un mazzo di Tarocchi, iniziai a studiarli con l’aiuto di alcuni libri (internet non c’era).
Fu una passione fulminante, i miei amici mi prendevano in giro per questo, ovviamente non mi peritavo di leggerli pubblicamente, solo qualche rarissima volta con i più intimi, tanto per farci due risate.
Capitò che ad una festa la voce si diffuse, un compagno di scuola insistette così tanto che dovetti andare a prenderli a furor di popolo.
Io e lui, e intorno gente, scelse le carte e io iniziai ad interpretarle tra le risa (sì, mi prendevano in giro, ma anch’io mi divertivo a spararle grosse) e lo schiamazzo dei presenti.
Dopo un paio di carte, sulle quali feci dei voli pindarici, inventando felicità e successi insperati, donne a volontà, lavoro appagante alle porte, ecco che… Uscì il tredicesimo arcano superiore, la Morte, rovesciata (che per quel che sapevo allora non era buon segno...).
T’insegnano che puoi giustificarla, sminuirla, rigirare la frittata, ma tutti sanno che è un evento nefasto, anche se è il simbolo della trasformazione, della rinascita, della liberazione e rappresenta la fine di un ciclo. I professionisti sono bravi a dirti quel che vuoi sentirti dire senza metterti paura, ma io non lo ero e mi trovai in difficoltà.
La paura ci colse tutti; in quella stanza calò il silenzio, ci guardammo senza parlare, ci dicemmo lasciamo perdere. A diciannove anni non si deve pensare a queste cose, devi solo pensare a divertirti; riprendemmo a ballare, a mangiare e flirtare.
La sera stessa misi il mazzo di carte in fondo ad un cassetto. Finì così la mia carriera di cartomante.
Alcuni anni dopo, neanche a venticinque anni, il mio amico morì di malattia.
Ho sempre avuto in testa questa cosa, il legame tra i Tarocchi e la sua morte, l’ho sempre ricacciata indietro come pura coincidenza. Non ho mai voluto approfondire, ho combattuto con l’idea che fosse colpa mia, che avessi poteri divinatori, che portassi sfiga.
Non ci ho pensato più, solo qualche volta quando sentivo pronunciare la parola Tarocchi. Se per caso nel fare zapping trovavo un sedicente mago, cambiavo immediatamente canale, avevo smesso anche di mangiare le arance. Cose così...
Qualche anno fa, in fondo al cassetto (non era più quello, nel frattempo ho fatto un paio di traslochi) ritrovai il mazzo di carte. Incuriosito, perché dall’epoca non ne avevo più voluto sapere di Tarocchi, lo estrassi mi concentrai sui disegni molto belli che non ricordavo, arrivai alla fine del mazzo.
Mi accorsi allora di non aver notato la Morte, le scorsi di nuovo velocemente, non c’era, le contai, erano una di meno. Non sapevo dove fosse finita la carta, non avevo ricordi, non era sparsa nei cassetti che rivoltai. Non seppi che dire, che fare…
Lo so, non è una gran storia, ho scritto di meglio (forse), ma mi sono tolto un gran peso nel raccontare questa vicenda che trovo quasi irreale, sembra lo spunto per una sceneggiatura, ma vi assicuro che è tutto vero...
Vorrei aver avuto meno curiosità nella vita, la sete di sapere, di conoscere porta lontano ma spesso lascia quel senso di sospeso...
Soprattutto, ancora mi domando dove sia finita la Morte, ma forse è meglio non saperlo.STHEPEZZ

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