Passa ai contenuti principali

VOCAZIONI A SE(?)SO UNICO


VOCAZIONI A SE(?)SO UNICO




Erano seduti al bar del piccolo hotel che lei aveva indicato come comodo e sufficientemente isolato.

Il cameriere aveva portato i caffè, quasi ci fosse bisogno di eccitarsi un altro po’. Era il loro primo appuntamento, un appuntamento al buio, avevano amoreggiato sui social, in alcuni momenti anche pesantemente. Ormai conoscevano a memoria i reciproci gusti, si trattava ora di metterli in pratica.

- Se tu poi ti riveli un serial killer?, disse lei.
- Ahahah, potresti esserlo anche tu.

La donna aveva circa quarantanni, portati con charme e sfrontatezza. Indossava un vestito a fiori che lui riconobbe come di un brand ma non avrebbe saputo dire quale.
Lui era un trentacinquenne abbronzato e palestrato, i bicipiti enormi s'intuivano sotto le maniche della giacca che sembravano sul procinto di esplodere, jeans e scarpe sportive di marca. Capelli corti e sguardo canagliesco.

- Andiamo, ordinò lei.
- Andiamo.

Si avviarono verso le scale passando di fronte alla reception, lui la precedeva, era già salito in camera, aveva preparato l’ambiente; serrande abbassate, luce soffusa, aveva tolto il copriletto, tutto secondo le indicazioni di lei. A lui piacevano più giovani ma quella donna era uno schianto, e per una volta avrebbe fatto un'eccezione. S’immaginava una giornata di fuoco.

Aprì la porta, entrarono, lei poggiò la borsa della palestra sul tavolo che correva lungo la parete, trovò di suo gradimento sia la stanza sia come lui l’aveva sistemata.

- Vatti a preparare, disse lei, indicando il bagno con la testa.

Lui andò, urinò, fece una doccia, come richiesto.
Lei ispezionò la stanza, aprì cassetti, il frigobar, prese un deodorante a spruzzo dalla borsa, ne sparse un po’ nell’aria. Sistemò i cuscini, vi infilò sotto un piccolo asciugamano preso dalla borsa della palestra, saggiò la morbidezza del letto.

Si fece trovare nuda sul letto.

L’uomo raggiunse il fondo del letto, non poté non ammirarla in tutta la sua bellezza, considerato che non era una ragazza; i capelli biondi erano perfetti per quella pelle ambrata, aveva occhi scintillanti che lui interpretò come non vede l’ora. Si fece scivolare  via l’accappatoio, i capelli ancora bagnati, il membro armato.

Lui si avvicinò, la baciò, lei si alzò dal letto e si inginocchiò, passò le guance sul suo membro, lui si eccitò ancora di più.
Poi lei si fermò, si alzò, lo tirò a sé e lo spinse sul letto, lei gli salì sopra e avvicinò la bocca al sesso, lo prese, lo lavorò con maestria, con lingua e labbra.

Capì che lui era pronto, che non reggeva più quei preliminari, che la sua voglia era ormai al massimo, si voltò e gli si offrì di spalle.

Era giovane e sano, spingeva con forza, ritmicamente, senza tentennamenti; lei si agitava perché voleva provare piacere e darne, durò molto, lei godette, lui continuava, voleva far bella figura, darle piacere più di una volta, ma si stava stancando, si adagiò con il corpo su quello di lei continuando a battere ritmicamente, solo con minor foga.

Allora lei allungò il braccio fin sotto il cuscino, infilò la mano nella salviettina, trovò il manico, impugnò ed estrasse rapidamente un coltello che immerse  nella gola dell’uomo.

Il sangue sgorgò come un fiume in piena, lei fece appena in tempo a gettarsi dal lato opposto, il lenzuolo e la moquette erano striati. Scese dal letto, dalla borsa prese un paio di guanti da chirurgo, afferrò il cuscino, lo spogliò della federa, poi lo mise sul collo dell’uomo premette forte facendo attenzione a non sporcarsi. 

Spinse di lato l’uomo, sollevò il lenzuolo che tolse non senza difficoltà, adagiò il corpo  esanime su di un fianco, poi l’altro, arrotolò il lenzuolo, lo tolse e lo collocò all’interno di una busta di plastica insieme alle due federe, inserendo il tutto nella solita borsa.


Tirò fuori un flacone e alcune pezzuole, spruzzò e pulì tutti i posti  e gli oggetti dove ricordava avesse passato la mani o toccato con altre parti del corpo. Si staccò un capello e lo mise su di una porzione di coprimaterasso pulita.
Si guardò in giro, controllò di non aver toccato altro, di non aver lasciato tracce, tranne quelle involontarie ma non ci poteva far nulla.

Si rivestì in fretta.

Ancora con i guanti aprì la porta, sbirciò nel corridoio, non c’era nessuno, richiuse piano, si diresse verso l’uscita di sicurezza, non c'erano allarmi né telecamere, al contrario sarebbe comunque uscita dalle scale, tanto con la parrucca bionda chi l'avrebbe mai riconosciuta. La scala antincendio dava sul retro della palazzina, verso un cumulo di detriti, un campo abbandonato utilizzato come discarica abusiva. L’aveva controllato nei giorni precedenti, la stradina tra i rovi portava diritta al parcheggio del supermercato dove aveva lasciato l’auto.

Al coperto di una baracca abbandonata si infilò i jeans e la maglietta che teneva nella borsa, cambiò le scarpe. Gettò in terra gli indumenti precedentemente indossati, quanto prelevato dalla stanza e la borsa, il coltello. Raccolse degli arbusti secchi e li poggiò sopra, versò il contenuto di una piccola boccetta e si accese una sigaretta. Fece due tirate, poi la lanciò sul cumulo; la combustione fu lenta e inesorabile.

Si avviò verso l’auto, la raggiunse, si soffermò a guardare il crescente falò che lambiva la baracca.

Una donna con il carrello della spesa disse:
- I soliti nomadi, incendiano tutto, tutti i giorni è così.

Lei si limitò a sorriderle, sistemandosi i capelli e sgranando gli occhi di un bel color miele.
Percorse la Provinciale, svoltò per una scorciatoia, arrivò verso le fonti di acqua minerale, entrò in un parcheggio, era vuoto, si avvicinò al cassonetto, si tolse la parrucca bionda di capelli veri, le lenti a contatto, i suoi occhi erano tornati blu e i capelli cortissimi e neri, gettò tutto. Mise gli occhiali da sole e tornò alla propria auto.

***

- Madre, sta per iniziare la Compieta, disse una voce al di là della porta.
- Sorelle, arrivo tra dieci minuti, termino i miei esercizi spirituali.

La madre superiora si tolse il velo e la cuffia, li poggiò sul letto, poi la veste in un colpo solo, era nuda, il corpo perfetto che solo una ventenne sportiva avrebbe potuto sfoggiare, anche se lei aveva già superato i quaranta.
I capelli erano cortissimi, da maschio, si sedette sul bordo del letto, sospirò, si alzò, andò verso l’armadietto incastrato al muro, prese il flagello e iniziò ritmicamente a colpirsi la schiena, prima da un lato e poi dall’altro.

- Signore, perdonaci, per essere lussuriosi, per essere libidinosi, per il desiderio che proviamo noi mortali, per la ricerca del piacere a tutti i costi, per il godimento che diamo e che vogliamo. Per la carne debole, immorale, per le voglie, gli eccessi, la depravazione, la dissolutezza, l’incontinenza e la concupiscenza con la quale viviamo. Perdonaci per i crimini che compiamo per raggiungere il piacere, per eliminare dal mondo la lordezza che tu non hai creato, che tu non hai voluto, e che noi attuiamo a piene mani. 

Perdonaci per i corpi così belli e perfetti da rendere impossibile resistere loro.

Il sangue sembrava uscire con pudore dalle lunghe ferite inflitte. Formavano una rete di righe che s’intersecavano tra loro e scendevano, oltrepassando le natiche, lungo le gambe.
Indossò una canottiera, si sdraiò in terra, allargò le gambe, la mano le scivolò sul sesso. Prima dall’alto verso il basso, poi al contrario, iniziò a masturbarsi, piano, poi con crescente ritmo.

La vocazione di cosa? Fu solo per tirarsi fuori da una situazione difficile; era tutto iniziato come uno scherzo, fare l’escort d’alto bordo, feste, inviti, alberghi, uomini ricchi e famosi la corteggiavano, capaci di spendere fortune per un’ora con lei.
Appartenere ad una famiglia ricchissima e dell’alta borghesia nera l’aveva aiutata, essere ammessa come novizia, diventare Madre Superiora in poco tempo e così giovane, d'altronde anche i Monsignori e i Cardinali non erano immuni al suo fascino.

Del sesso non poteva fare a meno, non ci riusciva. Poi si pentiva, chiedeva perdono al Signore, per i suoi peccati e per quelli del partner che come una mantide religiosa eliminava.
Pensava all’uomo che aveva da poco ucciso, non era certa che fosse un maniaco, un lussurioso, forse era solo un ragazzo normale che abbordava donne per renderle meno sole, forse era anche un po’ innamorato; ripensò alle loro chiacchierate notturne, alle delicate poesie che gli aveva inviato, alcune riadattate e altre copiate di sana pianta da versi famosi. 

Probabilmente qualcuna era anche originale, non scriveva male in fondo, pensò lei che era laureata in Lettere e aveva anche insegnato una vita fa, prima di avere la chiamata.

Si alzò, si rivestì con cura, la doccia l'avrebbe fatta dopo, indossò il crocefisso che aveva lasciato nel cassetto del comodino, Lui non avrebbe potuto resistere alla vista di tutto quel sangue versato, non lo portava mai con sé agli appuntamenti, anche se non era sangue innocente.

Dal cassetto prese anche lo smartphone, lo accese, lo sbloccò, andò diretta alle chat. Un uomo aveva mandato un messaggio, aveva capito il doppio senso del suo, aveva proposto un appuntamento per dopodomani. Sistemo la famiglia e ti faccio sapere, rispose lei; mentalmente calcolò quanto tempo le sarebbe servito per organizzare il travestimento e per trovare un luogo adatto.

Ce l’avrebbe fatta anche stavolta, come tutte le precedenti, e amen.

STHEPEZZ

[Foto di Marco Reda]

Commenti

Post popolari in questo blog

  25 Aprile Sarà stato l’agosto (di questo sono sicuro, mio padre prendeva le ferie sempre in quel mese) del 1975 o 1976. Eravamo a Macerata, a casa di un cugino di mio padre, quasi un fratello, considerato che lui e i suoi due fratellini più piccoli andarono a vivere con i miei nonni, dopo che rimasero prematuramente orfani. Mio nonno diceva sempre: dove si mangia in dieci (8 figli più i genitori) si mangia in tredici. Eravamo seduti al tavolo da pranzo, mia zia andava avanti e indietro nervosamente, portava cose da mangiare, sparecchiava, riportava altro. Mio padre era nervoso, “Dici che viene?”. “Certo.” rispondeva mio zio. Ogni dubbio venne fugato e ogni certezza rafforzata dal suono del campanello. Sentii mia zia urlare di gioia, mio padre si alzò dalla sedia molto emozionato, si toccò i capelli, e rimase in piedi ad attendere l’ingresso dell’ospite. Era basso e un po’ grassoccio, un viso solcato da rughe scurite dal sole. Rapidamente abbracciò mio zio, che aveva già...
L'OTTAVA MOGLIE DEL LANCIATORE DI COLTELLI QUASI CIECO L’ottava moglie del lanciatore di coltelli quasi cieco la sera del debutto era atterrita. Non a causa della scarsa vista del marito; l’avevano tranquillizzata gli altri colleghi del circo, lui non sbagliava mai un lancio, se non di proposito. -  Amore, mi puoi dire come sono…, se mi posso permettere di dire così, morte le tue precedenti sette mogli?, domandò con un nodo alla gola la donna cannone. -  Mi avevi promesso che non lo avresti mai chiesto. Era nei patti, rispose l’uomo. -  Amore, lo sai che la curiosità è donna, aggiunse lei facendosi coraggio. -  Saperlo non ti renderà una donna, e soprattutto un bersaglio, felice, precisò il lanciatore di coltelli quasi cieco. -  Allora posso chiederti quando la tua vista ha iniziato a calare, per quasi scomparire del tutto, domandò con il cuore in gola la donna cannone. -  Se ti raccontassi questo, risponderei anche alla domanda precedent...

UNA STORIA D'AMORE PICCOLA PICCOLA

UNA STORIA D'AMORE PICCOLA PICCOLA Lei aveva occhi sognanti Lui le prese la mano Lei sorrise Lui la guardò, arrossendo Lei gli fece una smorfia Lui rise Lei gli chiese se l’amasse Lui rispose certo e per sempre Lei disse ma quel per sempre è fino a quando? Lui rispose almeno fino all’inizio della scuola Lei e lui raggiunsero gli altri Erano invincibilmente innamorati Sthep