SEDURRE
NON È CERTO FACILE
Giuro che urlo, se non toglie la mano dal mio ginocchio.
“Lo vuoi un po’ di caffè?”, mi chiede,
ammiccando.
“Certo! Non mi hai invitato per questo?”, rispondo, così mi posso liberare
dalla sua asfissiante presenza.
“Dolce?”, domanda mentre si avvia verso l’angolo cucina.
“Amaro.”
Mi porge la tazzina con un sorriso strano, si
siede di nuovo sul divanetto. La sua minigonna lascia scoperte le cosce.
Mentre beviamo non parliamo. Posa la sua tazzina sul tavolino. Si avvicina.
Con un gesto rapido prende la mia mano, la poggia
sulle sue gambe, nude. Inizia ad accarezzarne il dorso, guardandomi negli occhi.
Vedo nei suoi un brillìo imprevisto.
Senza quasi che me ne accorga mi ritrovo la sua mano sul ginocchio. Sono
pietrificato. L’unica cosa che riesco a fare è contarle le vene, osservare le
lunghe dita e le unghie curate. Poi lei avanza fermandosi a metà gamba.
Non so perché le lascio fare questo.
Stringe gli occhi e mi dice: “Non ci pensi mai
alle donne, tu?”
“Cooome?”, è tutto quello che riesco a rispondere.
Sento un prurito alla schiena. Muovo le spalle, mi gratto in maniera
maldestra. Lei ride. Due fossette furbe le compaiono sulle guance.
Pianto gli occhi nei suoi. Peccato stia guardando altrove.
Si mette cavalcioni sulle mie gambe. La minigonna
sale ancora, fino a ridursi quasi a nulla. Scosta i miei capelli, prende la
testa fra le mani intrecciando le dita dietro la nuca. Poggia le labbra sulle
mie. Sto per soffocare. Il mio cervello, e non solo, è in piena attività.
Era una trappola!
Ne ho la certezza appena si alza e afferrandomi
per una mano mi trascina verso la stanza da letto. Mentre percorro quei
pochi metri il prurito alla schiena diventa insopportabile.
Entrando nella stanza mi lascia la mano e si sdraia sul letto.
Io, più per inesperienza che per pudore, socchiudo la porta.
Alcune piume galleggiano nell’aria, poi si depositano sopra le altre che ho lasciato lungo tutto il percorso.
Cosa dirò al Capo, che ho portato le ali in
tintoria?
STHEPEZZ

Commenti
Posta un commento