DALLA MIA FINESTRA
Dalla finestra fisso la vecchina che imbuca un busta nella cassetta della posta di un rosso mangiato dal tempo.
È in punta dei piedi, vestita in
maniera un po’ antiquata ma dignitosa; il cappotto le arriva a metà gamba, il
cappellino con la tesa circolare e la borsa lucida delle grandi occasioni. Indossa
candidi guanti di filo.
L’indirizzo è vergato con mano
incerta, la grafia è grande e il francobollo colorato.
La vedo accertarsi che la lettera
non sia rimasta incastrata; lei non sa che le cassette della posta ormai sono
vuote, non le usa più nessuno.
Si allontana di qualche passo e
attende che arrivino a ritirare la corrispondenza.
Deve conoscere l’orario perché il
furgoncino giunge di lì a pochi minuti, tempo di attesa che lei ha trascorso con aria compiaciuta.
Immagino stia pensando al
destinatario, forse una figlia sposata e lontana, la sorella all’altro capo del
mondo o forse il suo amore che ora è in guerra in Africa. Sono certo che pensi
all’effetto che farà ricevere la sua lettera, all’emozione che proverà chi
leggendola avrà sue notizie. O forse sarà un pianto di nostalgia.
Sa che la lettera giungerà al destinatario in
fretta; quindi si dirige velocemente verso casa, non vuole
che il postino non la trovi quando arriverà la risposta.
Saluta con la mano il furgoncino
che riparte, lo fa con un gesto regale. Forse saluta i pensieri che ha scritto
a se stessa per non dimenticarsene.
STHEPEZZ

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