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PRENDERE BABBO NATALE

PRENDERE BABBO NATALE Eravamo così poveri che quel Natale i miei genitori non avevano neanche i soldi per fare i regali a noi bambini.  Al termine dell’ennesima discussione con mia madre, mio padre s’infilò il cappotto e annunciò, mentre chiudeva la porta alle sue spalle:  “Lo vado a prendere di persona quel Babbo Natale. E vi farò vedere che anche quest’anno qualcosa ci sarà!”. Mia madre sembrò più agitata per quelle parole che del contrasto avuto poco prima con mio padre. I miei fratelli non notarono il rapido gesto con cui lei si asciugò le lacrime con il dorso della mano, uscendo dalla cucina. Poi con un sorriso forzato ci chiese di darle una mano a preparare la cena. Il resto del pomeriggio trascorse tranquillo, ognuno occupato nelle sue faccende. Mio padre non tornò all’ora in cui a casa nostra solitamente si cenava. Ma sembrava che a nessuno di noi importasse molto, nonostante fosse la notte di Natale. Quando rientrò, la cena era fredda. Aprì la...

FINO ALLA FINE DEL MONDO

Fino alla fine del mondo  (azulejos sulla parete esterna delle chiesa di S. Vicente, Bragança, dove Pedro e Inês si sposarono segretamente - foto dell'autore) Mi direte poi se avete mai sentito una così bella e tragica storia d’amore. Siamo nel 1340, Don Pedro, erede al trono del Portogallo, sta per sposare Costanza di Castiglia. La principessa giunge a Coimbra con il seguito del quale fa parte anche Inês de Castro, sua coetanea, amica e dama di compagnia. Costanza non è bella, Inês è splendida. L’erede al trono ne resta abbagliato e Inês finisce con il ricambiare il suo amore. Pedro avrà figli con entrambe, Costanza sa della storia del marito con Inês e soffre in silenzio. L’ultimo nato dal matrimonio, quello che diventerà Ferdinando I il Cortese, porterà alla morte la Principessa. Ma regolarizzare il rapporto con Inês è impossibile, il re non acconsente per la nascita spuria di lei (era figlia illegittima di Pedro Fernández de Castro, s...

AMO IL ROVESCIO

AMO IL ROVESCIO Io amo il Rovescio, Delle cose, Che sia Retro/Dietro/Opposto Schiaffo/Disastro/Tracollo O Acquazzone. Che il di(o)zionario ci aiuti. Il Rovescio, Lo amo, lo curo, lo coccolo, E me ne vanto fino al boato, Che sia per colpa tua, che sia casuale, Per l’averti troppo vista, Troppo trattenuta nei desideri. Io amo il Rovescio Perché a ogni modo mi fa veder le cose. In forma diversa,  Con dimensioni esagerate, Di cieli rivoltati sulle pene del mondo Sulle foglie a coprir le vergogne. Io amo il Rovescio, Delle cose, Che sia pelle al contrario, Sempre brividi porta, e lucida i sensi, Il sentire, il volere, il dovere. E, infine, il piacere. STHEP

UN BUIO COSI' POCO ILLUMINATO

UN BUIO COSI' POCO ILLUMINATO La benda sugli occhi. Le mani prigioniere. Seduto in terra. Poggiato al muro. Mi fa tutto male, come se mi avessero picchiato, non ricordo nulla. Mi alzo spingendo con le gambe, le mani dietro si graffiano sulla parete ruvida. Accenno qualche cauto passo. Sarà una cella? Perché mi hanno rinchiuso? Sarà un buco con una griglia in alto, dalla quale i miei carcerieri possono spiarmi? Cosa ho fatto per meritare questo? Avanzo piano, con accortezza, ho paura di farmi male, chissà dov’è il letto, se ci sono oggetti che intralciano. Chissà! Allungo un piede, ho la testa incassata tra le spalle a proteggerla da ostacoli improvvisi. Avanzo. Vuoto, c’è del vuoto sotto al mio piede, dovrei essere al centro della stanza, non sono sicuro che lo sia, torno indietro, mi poggio alla parete, ne seguo il profilo, mi sembra uno spazio circolare, giro, giro, chissà se sono tornato al punto di partenza, non capisco. Nessuna suppellettile, p...

MALENA CANTA IL TANGO COME NESSUNA

MALENA CANTA IL TANGO COME NESSUNA La tua canzone ha il freddo dell’ultimo incontro. La tua canzone si fa amara nella stanza del ricordo. Io non so se la tua voce è il fiore di una pena, so soltanto che al suono dei tuoi tanghi, Malena, ti sento migliore di me. La tua voce arriva chiara in questo vicolo deserto, le tue parole d’amore, che ora sussurri, non sono destinate all'uomo che sono. Ti ho presa, spaurita allodola, e ti ho fatta adorare nelle milonghe più importanti, ti ho aperto porte che non avresti mai varcato. Ho terminato l’alcool, anche lui mi abbandona, compagno fedele dopo che te ne sei andata. - Pezzente, sei ancora qui? Vattene o chiamo i buttafuori, dovrebbe dirmi il barman mentre getta bottiglie nel cassonetto. Corro a controllare se è rimasto qualche fondo. Lo travaso nella mia bottiglia riuscendo a mettere insieme una dose appena sufficiente per sentirmi meno solo. Di quel giorno ricordo i tuoi occhi scuri, il profumo della tua pelle dorata e le nostr...

HOTEL AMOUR

Hotel Amour Era sceso alla fermata Metro Guy Môquet, da quel che aveva potuto vedere sulla cartina l’ Hotel Amour doveva essere da quelle parti. All’ 8   Rue des illusions , Via delle Illusioni. Bel nome, si (ri)disse per l’ennesima volta.  La ragazza, che aveva incontrato la sera precedente al bistrot, era decisamente carina e ammiccante il necessario a destare curiosità anche in uno morigerato come lui.   Avevano parlato e poi erano usciti insieme dal locale, fatti due passi, disquisito della bellezza di Parigi, accennato a cosa facevano nella vita, ai loro sogni e delusioni. Il suo francese era rugginoso, il suo lavoro di professore lo spingeva spesso in America, a volte in Europa, mai Oltralpe. Quando aveva capito che si stavano salutando fu tentato di chiederle di proseguire la serata da qualche altra parte, magari al bar del suo albergo, con il remoto pensiero di farla salire in camera, una volta fatta ubriacare. Gli piaceva quella ragazza. S...

GUARDAVA IL MARE

GUARDAVA IL MARE Il mare / è / solo / un'acqua / molto / grande. Il pranzo era terminato, e tra risa, scherzi e battute, il tempo era volato via, in quella giornata festiva di primavera nella quale il cielo aveva il colore dell’umore di Paola. Le onde si rifrangevano sugli scogli e gli spruzzi giungevano ai commensali da quella creata meraviglia grigia, misteriosa e temuta che è il mare. I suoi amici continuavano a ridere e scherzare ma il mare no, lui non scherzava, era arrabbiato. Nelle bottiglie l’alcol andava sparendo, trasformandosi in allegria contagiosa o sonnolenza molesta. Lei sembrava Non accorgersene. Era in piedi, poggiava la schiena a una cabina, guardava il mare, lo temeva, lo sfidava. Ne era impaurita ma sapeva che poteva essere più forte di lui. Lui che non era venuto, avevano organizzato il pranzo dopo molti anni dall'ultima volta, la comitiva perdeva pezzi; erano finiti i tempi in cui riuscivano a vedersi ...