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ABUSARNE CAUSA DIPENDENZA

ABUSARNE CAUSA DIPENDENZA - Ecco, capo, tutto è avvenuto qui. - Vedo, disse il Vicequestore osservando il corpo del ciccione in camicia e bretelle, la macchia di sangue sul suo petto, la mano protesa quasi ad afferrare uno dei falli caduti dalla libreria, la cassaforte aperta e il coltello in terra. - Ho preso le testimonianze del barista e degli addetti alla sala, loro sono estranei, erano tutti al lavoro; in quel momento c’era la lapdance e il locale era pieno. I clienti sono stati tutti identificati, nessuno è uscito, ne siamo certi. - Chi ha dato l’allarme? - Una delle ragazze, era andata dal gestore per avvisarlo che un cliente voleva appartarsi con lei. Poi il barista ci ha chiamato. - Voglio parlare con le ragazze. Entrarono in una stanza, una specie di sala d’aspetto, intuì che da lì si potesse accedere alle salette riservate, dove lo spettacolo si sarebbe fatto più audace. Erano quattro, con i rispettivi clienti; meno male pensò, stavolta erano ben rivestiti; ...

TAROCCHI, VITA E MORTE

TAROCCHI, VITA E MORTE In genere non amo scrivere di cose vere, a volte nei miei racconti inserisco episodi o piccoli accadimenti reali ma la struttura è sempre di pura fantasia. Sono decenni che ho in testa un racconto basato sui Tarocchi.  Me ne innamorai (non sono un esperto, lo dico subito) durante l’ultimo anno di liceo. Ero uno dei redattori dell’annuario della scuola, scrivevamo articoli, correggevamo bozze, sollecitavamo i contributi da parte di altri.  Il mio professore di inglese era anche pittore, amava la magia, i misteri e l’occulto. Aveva dipinto dei quadri con la sua personale interpretazione dei Tarocchi, e alcune foto (a dire il vero un poco inquietanti) e un bell’articolo finirono nell’annuario. M’incuriosii, comprai un mazzo di Tarocchi, iniziai a studiarli con l’aiuto di alcuni libri (internet non c’era). Fu una passione fulminante, i miei amici mi prendevano in giro per questo, ovviamente non mi peritavo di leggerli pubblicamente, solo ...

VOCAZIONI A SE(?)SO UNICO

VOCAZIONI A SE(?)SO UNICO Erano seduti al bar del piccolo hotel che lei aveva indicato come comodo e sufficientemente isolato. Il cameriere aveva portato i caffè, quasi ci fosse bisogno di eccitarsi un altro po’. Era il loro primo appuntamento, un appuntamento al buio, avevano amoreggiato sui social, in alcuni momenti anche pesantemente. Ormai conoscevano a memoria i reciproci gusti, si trattava ora di metterli in pratica. - Se tu poi ti riveli un serial killer?, disse lei. - Ahahah, potresti esserlo anche tu. La donna aveva circa quarantanni, portati con charme e sfrontatezza. Indossava un vestito a fiori che lui riconobbe come di un brand ma non avrebbe saputo dire quale. Lui era un trentacinquenne abbronzato e palestrato, i bicipiti enormi s'intuivano sotto le maniche della giacca che sembravano sul procinto di esplodere, jeans e scarpe sportive di marca. Capelli corti e sguardo canagliesco. - Andiamo, ordinò lei. - Andiamo. Si avviarono verso le sca...

LA GUARDIA E IL LADRO

LA GUARDIA E IL LADRO - Io voglio fare la guardia, come mio padre, disse Antonino, sparando con indice e medio sovrapposti e abbassando il pollice a simulare il cane della pistola. - Io il ladro. Così devi corrermi dietro e dimagrisci anche un po’, fece Paolo. - Ti acchiappo lo stesso. Stai attento quando diventi grande. Sempre che lo diventi…, replicò perfidamente Antonino. Paolo, strizzandosi le parti intime, rispose: - Vaffanculo, aggiungendo poi un a domani . Attese che Antonino fosse entrato nel portone e dette un calcio all’aria, immaginando fosse il sedere dell'amico, poi si avviò verso la piazzetta cantando a squarciagola. - Sì, questa è la mia sera, lo sento. Iniziò a camminare con fare accorto, come se ogni motorino potesse essere una possibile preda. Non ne vide che qualcuno di passaggio e con sopra il legittimo proprietario. Non ce n’erano molti neanche parcheggiati, anche se sarebbe stato troppo rischioso. Intorno c’erano troppi bambini che g...

VITTIMA O CARNEFICE?

VITTIMA O CARNEFICE? Sentì il bisogno di sistemarlo. Si rese conto che non avrebbe potuto farlo, era legato come un salame. Le cinghie di cuoio lo cingevano per tutto la lunghezza del corpo, dalle caviglie, a distanza regolare, fin quasi alle spalle. In bocca aveva qualcosa di tondo, immaginò fosse una di quelle palle di gomma che usano nel bondage o i torturatori. Gli tolsero in cappuccio, una bellissima ragazza succintamente vestita glielo stava smanettando, lo avrebbe preso in bocca se non fosse che l’altra, quella mulatta e altissima, non le avesse dato un colpo con il fianco e spostata di lato. - Tocca a me, disse mentre si tirava su la minigonna.  Provò una strana sensazione, un misto di soddisfazione e fastidio; quando mai una sventola del genere avrebbe concesso a lui certe attenzioni e, al tempo stesso, gli era calato un malessere quasi fisico. Era certo che non fosse la prima volta nel giro di qualche ora che lo  usavano  a sua insapu...

QUANDO HO INVESTITO LA VECCHIA...

QUANDO HO INVESTITO LA VECCHIA Lo dico subito, sarò politically uncorrected . Non si dovrebbe ridere di una cosa del genere né chiamare  vecchia una signora (avrà avuto poco più di 65 anni). Andiamo con ordine. Era un tardo pomeriggio, di quelli che torni distrutto dal lavoro, pieno di pensieri e con ancora molte cose da fare in quel poco che resta della giornata. Non trovavo parcheggio, passavo e ripassavo sempre per gli stessi posti, sperando in un colpo di fortuna. Infine lo vedo, eccolo lì, parto al verde come neanche Vettel o Hamilton sarebbero stati capaci, mi affianco allo stallo, guardo i tre specchietti retrovisori, mi volto per maggiore sicurezza verso il marciapiede (sono prudente, non crediate) e ingrano la retromarcia. I sensori di parcheggio segnalano un ostacolo, qualcosa in terra, immagino, non avendo visto nulla, inchiodo immediatamente, mi giro verso il marciapiedi e la vedo, la vecchia . È scesa dal marciapiede, passando acc...

DOVE FINISCONO LE PAROLE PERDUTE

DOVE FINISCONO LE PAROLE PERDUTE Sia chiaro, questa non è una lezione d’informatica, io non ci capisco nulla, a malapena riesco ad accendere un PC, figurati se posso insegnare qualcosa che il buon Aranzulla non abbia già detto. Volevo mettervi a parte, però, di una cosa che ho scoperto (anche se molti sapranno): quello che noi cancelliamo dal computer finisce nel cestino, è vero, ma anche quando svuotiamo quest’ultimo ne rimane traccia nell’hard disk; con semplici programmi un malintenzionato potrebbe far riemergere quello che abbiamo gettato via o pensato di nascondere. Quindi occhio! Esistono programmi per sovrascrivere e rendere illeggibile il documento, nessuno potrà mai più leggere quel brano che le avete dedicato e mai spedito, quella foto fatta insieme al mare che avete cancellato per paura che vostra moglie…, cose così. Ma non è di questo che volevo parlarvi. In realtà ho sempre immaginato una fine più romantica per le parole che scriviamo e poi eliminiam...